Orizzonti #48 – Christopher Broadbent

“Orizzonti #48”

Christopher Broadbent

Dopo una lunga carriera dedicata alla fotografia pubblicitaria e agli spot televisivi, Christopher Broadbent nel 2000 decide di recuperare una dimensione privata, intima, del suo ‘mestiere’, per approfondire ulteriormente il tema dello still-life che già lo aveva reso noto nel panorama internazionale della comunicazione per la suggestione e la forza evocativa di molte sue immagini, vere e proprie icone della storia della pubblicità. A differenza di quanto accade frequentemente nell’opera di molti fotografi, nel caso di Christopher Broadbent non esiste discontinuità di visione tra la produzione pubblicitaria e quella privata. Anzi, si potrebbe tranquillamente affermare che è stata la pubblicità ad adattarsi per molti anni al suo sguardo, alle sue atmosfere, alla sua cultura, al suo gusto”.

È questa l’introduzione del comunicato stampa relativo alla mostra Nature Morte che la Galleria del Cembalo (Roma) dedica nel 2017 al lavoro del fotografo inglese.

Christopher Broadbent è un fotografo specializzato in still-life, nato e cresciuto a Londra; ha studiato fotografia e cinema a Parigi, presso l’Institut des Hautes Études Cinématographiques.

Dalla fine degli anni Settanta si è dedicato alla fotografia. Premiato in Italia dall’Art Directors Club per le campagne Barilla, Star, Pioneer e altre, ha collaborato per alcuni anni con Condé Nast a New York.

Ampiamente celebrata nel panorama internazionale della comunicazione degli ultimi decenni del ‘900 per la suggestione e la forza evocativa di molte sue immagini, divenute vere e proprie icone della storia della pubblicità, la carriera dedicata alla fotografia pubblicitaria e agli spot televisivi si interrompe nel 2000, quando il percorso di Broadbent va verso il recupero di una dimensione più privata della fotografia di still-life. Dopo essersi dedicato per anni alla fotografia su commissione, ciò che lo interessa ora è “l’arte per l’arte”.

Scrive di lui Philippe Daverio: “La natura morta è la quintessenza dell’astrazione da parte dell’osservatore. Nel paesaggio chi lo descrive è necessariamente inserito; nella natura morta chi la racconta è per definizione esterno. Qui sta la prima differenza. La seconda è forse ancora più significativa e riguarda l’oggetto stesso e la sua difficile definizione, quella che lo porta ad avere nomi diversi nelle diverse lingue: per i tedeschi e gli inglesi è stilleben o still-life, cioè vita silente, silenziosa nella propria poetica, per i francesi è nature morte anche se costituita da elementi non suscettibili di morire, per gli spagnoli è molto più semplicemente bodegón, pittura realizzata all’interno della bottega, cioè dello studio. Ma in tutti i casi si tratta di una composizione che abolisce l’idea di tempo e dove la staticità degli elementi diventa motivo di sospensione astratta dalla realtà circostante. È riflessione stabile dell’esistere. Ed è al contempo riflesso dell’esistente. Christopher Broadbent porta queste considerazioni alle loro estreme conseguenze”.

Nel 2018, edito da Peliti Associati, esce il volume Quel che rimane, storia fotografica di un signore elegante della fotografia contemporanea.

https://broadbentcj.portfoliobox.net/

http://www.galleriadelcembalo.it/ita/nature-morte/

http://www.artbattage.net/broadbent-venezia.html

Sito Web:

Christopher Broadbent

Testo: Alessia Venditti

© All Pictures property of Christopher Broadbent

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