Orizzonti #50 – Man Ray

“Orizzonti #50”

Man Ray

Man Ray, il vento delle novità

“Dipingo quello che non posso fotografare, fotografo ciò che non riesco a dipingere”.

Man Ray, pseudonimo di Emmanuel Rudzitsky (Filadelfia, 1890 – Parigi, 1976) è stato un pittore, fotografo e grafico statunitense esponente del Dadaismo.

Ha tentato tutto, ponendo sempre la tecnica al servizio della sua creatività. Egli andò oltre le sue sperimentazioni, come le solarizzazioni e le rayografie, per diventare il grande manipolatore di oggetti e di idee in un’epoca febbrile e privilegiata.    

A spiccare nella sua passione per la fotografia è proprio lo stampo surrealista.

A New York, inizia ad eseguire alcuni lavori che daranno origine alle primissime opere firmate “Man Ray”, ovvero “Uomo Raggio”. Decide quindi di acquistare la sua prima macchina fotografica e inizia a realizzare alcuni scatti alle sue opere. Si dedica ai ready-made, ossia la trasformazione di oggetti di uso comune, che vengono isolati, defunzionalizzati e rifunzionalizzati in opere d’arte dall’artista che ne realizza la selezione. Man Ray ci mette del suo: “Cadeau del 1921 è un ferro da stiro dove, nella superficie liscia, inserisce dei chiodi. Il Ferro da stiro con chiodi (regalo) assume un significato contraddittorio: la sua apparenza aggressiva è contraria a quella di un dono che dovrebbe invece generare piacere.

L’artista gioca con gli oggetti e molto spesso questi arrivano ad esprimere il contrario della loro funzione originale. Alcuni ready-made verranno poi fotografati e la foto diviene parte stessa dell’opera; è da questa che deve essere osservato il capolavoro.

Un giorno, preso dalla ricerca assidua nell’ambito della fotografia e dal desiderio di mettersi sempre in gioco, fa una scoperta accidentale: lascia alcuni oggetti su della carta fotosensibile e, dopo il bagno di sviluppo, realizza che questa fatalità gli ha permesso di scoprire una nuova tecnica in cui la macchina fotografica è messa da parte.

Ne risultano delle figure astratte che non conoscono tridimensionalità, in bianco e nero, chiamate rayografie.

Spesso gli è stato chiesto se la fotografia fosse arte ma lui ha sempre preferito rispondere che l’arte”, appesantita com’è da tutte le aspettative, “non è fotografia”.  Man Ray disprezzava il “come” in qualsiasi sua forma. Il disprezzo per il mezzo, secondo lui, serviva a rendere immortale l’idea, a renderla pura.

Sito Web:

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Testo: Luciana Lorizzo e Giuseppe Cannone

© All Pictures property of Man Ray

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